Mare e altre vecchie foto

Difficile scrivere in questo periodo e forse anche cucinare, con questo caldo. Mi dispiace però continuare a rimanere in silenzio e così pubblico qualche foto ritrovata a casa di mia madre. Dopo che se ne è andata ho trovato alcuni album di foto molto belle, scattate dal mio prozio negli anni cinquanta e sessanta. Non smetterei mai di guardarle, per me sono come un piccolo regalo postumo da parte di mia madre. Sono foto che mi ricordano un mondo che non esiste più, come questa, una foto del mare scattata da una barca o da una nave, forse da mio padre, forse da mio zio.

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Questa è un’immagine di mio padre, ancora molto giovane, intento a scrutare il mare dal ponte di una delle “sue” navi.

papa
Questa foto di bambini nella neve non riporta nessuna indicazione; io non riconosco nessuno, anche se la figura sulla sinistra, con la testa girata dall’altra parte, potrebbe essere mia madre. È un’atmosfera che mi fa pensare a Podenzana, il paese dove i miei erano sfollati durante la guerra.

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Quando ero ancora una bambina, ero affascinata dai libri di cucina che avevano un posto tutto loro in uno sportello della credenza in cucina. Alcuni erano molto vecchi e rovinati, ma forse mi affascinavano ancor di più proprio per questo: uno per tutti, su cui mi piaceva moltissimo fantasticare, era Annabella in cucina, dalla copertina rigida azzurra e bianca, corredato di foto rigorosamente in bianco e nero di piatti complessi e perfetti. Ho ancora quel libro, ormai incredibilmente provato dal tempo e quando lo sfoglio ogni tanto trovo un’annotazione fatta dalla mamma, che commentava a modo suo le ricette che riuscivano o meno.

Non amava affatto cucinare, anche perché non aveva mai tempo per seguire le ricette come si doveva, oppure le mancavano gli ingredienti e cercava di sostituirli con altri, ed era spesso vittima di aspre lamentele da parte di mio padre. Io buttavo giù i pranzi riusciti e quelli meno riusciti, poi mi sedevo da qualche parte con carta e penna e inventavo elaboratissime ricette di dolci, che descrivevo nei minimi dettagli senza mai pensare a realizzarli nella realtà. Poi, diventata più grande, iniziai a sperimentare cucinando tutti i dolci proposti dai ricettari regalati da due famose marche di lievito. Di solito i risultati erano stranamente buoni e i miei iniziarono a regalarmi piccole cose che potevano essermi utili: una bilancia per pesare zucchero e farina, piccoli utensili, formine per biscotti.

Un’altra cosa che mi era sempre piaciuta era un piccolo libro di favole illustrate, dove una bimba sostituiva la mamma indaffarata cucinando una torta per i suoi fratellini più piccoli. Ero affascinata dai disegni in cui questa donnina (forse era proprio questo il nome del personaggio), con il grembiule e le maniche rimboccate, impastava sulla madia e otteneva una splendida torta, che poi, purtroppo, non era buona perché aveva dimenticato di mettere lo zucchero. L’arrivo della mamma però risolveva tutto: la torta diventava buonissima una volta tagliata in due e spalmata di miele.

Da questo potrebbe sembrare che io sia sempre stata un’aspirante casalinga, e invece no. Sono sempre stata un maschiaccio. Ma credo che ad attirarmi fosse quel mondo di sogno fatto di sapori buoni, di cose che riuscivano sempre, di colori e profumi deliziosi, in cui tutto era pulito e c’era sempre un rimedio, a differenza della realtà.

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