Vietnam – Hanoi

Comincio a buttare giù un po’ dei miei ricordi di viaggio, prima che passi troppo tempo.

Partiti il 9 marzo per Hanoi, dopo un viaggio lungo e scomodo arriviamo nel pomeriggio del 10 marzo. Dopo le procedure un po’ macchinose per il visto, un taxi ci porta in un lento viaggio su una larga autostrada nebbiosa, punteggiato dal richiamo continuo dei clacson. Non è caldo, è freddo e coperto. Sciamare di scooter e motorini in ogni senso, camion e autobus si contendono le precedenze con i taxi e tutto fluisce in maniera armoniosa e lenta, non si sa come non ci si scontra mai, il segreto è andare piano e non prendersela. Un segreto da imparare al più presto se si vuole attraversare la strada.


Scendiamo con gli zaini ed entriamo in un vicolo, l’odore del Vietnam mi colpisce le narici con violenza, mi entrano nelle orecchie i suoni dei clacson e voci in una lingua incomprensibile, nasale, acuta, in questo vicolo una donna vende pacchettini di foglie di banano, per terra canali di scolo e mucchietti di spazzatura, larghi cesti rotondi pieni di verdure familiari e sconosciute, un secchio pieno di patate tagliate a zigzag, pronte per essere fritte, granchi dalle zampe legate in un bacile, un barbiere, radio accese, venditori di baguette… poi la guesthouse, la stanza con un balconcino che dà sul vicolo, un gatto che miagola lamentoso.

Usciamo a fare un giro, camminando come zombie, facilissimo perdersi nel dedalo delle vie della città vecchia, tutte Hang qualcosa (ognuna dedicata alla vendita di una merce diversa, dalla seta ai tubi), bisogna camminare sulla strada tra lo sciamare dei motorini perché i marciapiedi sono interamente occupati dagli scooter parcheggiati di traverso e dalla gente che sta seduta su minuscoli sgabelli di plastica colorata e mangia, chiacchiera, beve il caffè, gioca a domino, a carte, a scacchi, sputa bucce di semi assortiti e lancia ai turisti l’eterno richiamo: “motorbike!” oppure “cyclo sir!” oppure “buy something, sir, madam!”. Odori: salsa di pesce; scalogni fritti; spezie ed erbe varie, per ora non ben identificate; marciume generico; monossido di carbonio… passiamo per il mercato di Dong Xuan, ci meravigliamo della quantità di roba varia in vendita, ma siamo troppo stanchi per indagare, andiamo a dormire.

La mattina dopo ho il coraggio di bloccare la ragazza della guesthouse (Thu Giang), che parla un ottimo inglese, e di chiederle ragguagli su quello che posso mangiare. Lei non solo mi spiega, ma mi accompagna all’angolo in un posticino dove posso fare colazione: una ciotolina di riso e pollo che mi sembra celestiale e che dà già l’impronta – straordinariamente positiva – a tutto il mio viaggio! Riconosco un delicato tocco di zenzero, sopra ci sono scalogni fritti e croccanti, sono le undici del mattino e prima ancora del caffè – che berrò più tardi filtrato da uno dei tipici marchingegni che vedete nella foto e addolcito da una generosa cucchiaiata di latte condensato – sto mangiando un piatto che a casa non mi sarei mai sognata di mangiare. Ma la colazione dolce è una fissazione tutta nostra; da quel punto di vista non ho mai avuto molti problemi, non essendo neanche tanto appassionata di sapori dolci.

Nella giornata andiamo a esplorare la zona, arriviamo al mercato di Dong Xuan, passiamo davanti a un tempio rossissimo (il tempio Bach Ma), dentro i guardiani chiacchierano animatamente con la TV accesa a tutto volume, troviamo faticosamente una libreria dove mi compro un bel libro sul cibo vietnamita, perché una giornata è bastata per far andare la mia curiosità alle stelle, impazzisco per sapere cosa sono tutte le cose che vedo in giro, i profumi, gli snack venduti per strada, mi sento come una bambina dell’asilo che deve cominciare tutto daccapo.

Nel pomeriggio, girovagando, ci ritroviamo al parco dedicato a Lenin; è domenica e la gente di ogni età ed estrazione è intenta a varie attività, dal tai chi a una semplice camminata con esercizi per sciogliere i muscoli e le articolazioni, alcuni gruppi di ragazzini fanno ginnastica con musica alta e ritmata, tutti ridono o sorridono, soprattutto al vederci, da ogni angolo si sente risuonare “hello! Hello!” soprattutto da parte dei bambini, che ci trovano proprio fenomenali, si girano a guardarci, è bello essere al centro di tante attenzioni, ah ah… Hanoi ha diversi laghi, ma quello principale è il piccolo Hoan Kiem, cuore pulsante della città. Il lungolago è punteggiato da panchine, abbellito da luci colorate, grandi alberi, gabbiette di legno con uccelli che cantano; c’è un viavai tranquillo e incessante, c’è chi gioca, chi vende snack probabilmente deliziosi (ma non ho il coraggio di assaggiarli, perché sembrano proprio paste e bomboloni fritti in stile occidentale…), gli innamorati si abbracciano, i lustrascarpe offrono i loro servigi, gli anziani si sgranchiscono con movimenti lenti e precisi.

Tornando alla guesthouse all’imbrunire passiamo davanti allo slargo della cattedrale in stile francese, Saint Joseph, c’è una funzione serale, la chiesa è affollata di gente in piedi fin sulle gradinate nella luce dorata che filtra dall’interno, davanti un assembramento di motorini e automobili parcheggiate a caso. La nostra cena sarà una grande ciotola di pho bo (zuppa di manzo ed erbe con noodles di riso), un vero mito della cucina vietnamita, in un posticino all’angolo di una strada. A un certo punto dal piano di sopra si sente un gran fracasso: una ragazza, scendendo le scale, ha lasciato cadere un’altissima pila di ciotole e piattini che si infrangono miseramente al suolo. La catastrofe non sembra intaccare il buon umore dei ragazzi del locale, che tra un accesso di risa e l’altro rassettano tutto con le scope in quattro e quattr’otto.

La mattina dopo parto verso l’isola di Cat Ba, rassicurata dal foglietto scritto nella calligrafia precisa della ragazza, che mi servirà più di una volta durante la strada. E naturalmente deciderò di rischiare un po’, ma devo dire che mi andrà più che bene.

Annunci

Una risposta a "Vietnam – Hanoi"

I commenti sono chiusi.