Vietnam parte 3 – Hué


(Questa volta qualche foto in più, e stavolta sono mie.) Dopo la notte passata in pullman senza traumi, arriviamo a Hué, famosa per la sua città proibita. Qui c’è un’atmosfera diversa, il clima è caldo, la gente più sorridente e gentile, meno dura. La cittadella è separata dalla città da mura al cui interno la gente vive come in un luogo qualunque, c’è un’entrata che ricorda vagamente la città proibita imperiale di Pechino, con un po’ di fantasia. In più punti è stata danneggiata dai bombardamenti durante la guerra americana.

A Hué dormiremo una sola notte, in un albergo che ci dà una stanza altissima da cui si vede il panorama dei caotici tetti della città e dove ci trattano molto bene (la prima doccia decente, i primi panni puliti, il primo passaggio gratis in pullman…). La sera scegliamo a caso una birreria (Bia Hoi) tutta pitturata di verde. I camerieri sono cento ragazzi che si affaccendano intorno a noi per tutta la cena (riso e pollo, manzo saltato con verdure, etc.); sorridono, ci riempiono premurosamente i bicchieri e tentano disperatamente di capire ciò che diciamo (per fortuna i gesti funzionano sempre).

La mattina dopo andiamo in un bar che si chiama Mandarin Cafè. Qui tutti sono disponibili e gentili, beviamo deliziosi fruit shake e chiediamo informazioni, il proprietario è un fotografo di nome Phan Cu e il locale è pieno delle sue foto, che si possono guardare e comprare, è molto simpatico e ha addirittura un gallerista a Bologna! Siamo in partenza per Hoi An con un bus alle 13:30; avrei voluto prendere il treno da qui a Da Nang, ma me l’hanno sconsigliato, perché il panorama su cui contavo non si vede affatto.

Prima di partire andiamo a fare un giro al mercato di Dong Ba, in mezzo a una folla incredibile, odori e puzze intensi, cibo di ogni tipo, pesce fresco ed essiccato, verdura, frutta, radici di zenzero, peperoncini, aglio, cipolle e blocchi di una sostanza bianca non meglio identificata. Mi compro un paio di sandali, tirando sul prezzo – non troppo perché non ne sono capace! – per iscritto su un taccuino.

Partiamo con un autobus pieno di turisti cinesi e mentre andiamo verso Hoi An sfioriamo la disavventura fantozziana per un pelo. Il pullman – piuttosto comodo, nei cui sedili stiamo confortevolmente sdraiati subito dietro l’autista – si ferma alla spiaggia di Lang Co per permetterci di sgranchirci le gambe, siamo nel parcheggio di un “resort” tra negozi di artigianato vario, un ristorante, negozi di souvenir. Noi andiamo lemme lemme verso la spiaggia, mettiamo i piedi in acqua, Roberto si fa una sigaretta tranquilla e mentre torniamo vediamo l’autobus che, piano piano, mette in moto e parte, a un metro davanti a noi. Ci guardiamo interdetti e diciamo: sicuramente sarà andato a fare benzina, ci avrà pur visto… e invece no. È proprio partito. Dopo i primi dieci minuti passati a sentirci i più idioti del pianeta, non sapendo che fare (sull’autobus abbiamo lasciato proprio tutto, tranne forse il mio telefono che non funziona comunque qui), io mi metto a scendere lungo la strada dove ho visto scomparire l’autobus… che proprio in quel momento svolta nella strada. È tornato indietro e ci carica. Che bello scherzetto! Nessun commento, a parte qualche turista cinese che ride con noi (o forse di noi).

Prossima tappa: la bellissima Hoi An. (continua)

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