Vietnam parte 4 – Hoi An

Arriviamo a Hoi An e non sappiamo dove siamo. Un tassista ci porta in giro allo sfinimento, finché non scegliamo una stanza non brutta, dà sulla piscina, ma puzza di muffa; pulita e con un bagno piuttosto lussuoso, costa anche un po’ più del solito, ma a Hoi An la stagione turistica è in pieno svolgimento. Sempre.

Questa città è stupenda, anche se piena di turisti, una specie di Venezia tutta case antiche, legno scuro e lampade multicolori illuminate.
La nostra cena in un ristorantino-trappola-per-turisti non è male, si beve una bottiglia di vino Dalat, si ride con i vicini di tavolo spagnoli che spiano la circospetta passeggiata di uno scarafaggio gigante, molto in alto, sul muro sopra le nostre teste. La cucina di qui è famosa, una delle specialità è la white rose, una sorta di ravioli (di sfoglia di riso) con gamberetti, cosparsi dei classici scalogni fritti, poi insalata di verdure saltate, gamberetti e anacardi, pesce arrostito in foglia di banano. La mattina dopo facciamo colazione in un posto che sicuramente di sera è un karaoke bar, con lucidissime sedie di plastica rosse e verdi.

Beviamo caffè e frullati, la frutta qui è sempre dolce e matura. Stavolta la bici la affittiamo davvero, è proprio un bel giro. Andiamo alla spiaggia di Cua Dai, desertissima, dove ogni tanto passa qualche venditrice, mi metto a parlare con Li, le compro dolcetti e noccioline, mi fa tenerezza il suo viso di eterna bambina rugosa, ha cinquantaquattro anni, quattro figli, è vedova: suo marito è caduto dodici anni fa da una palma da cocco. Facciamo il bagno e torniamo indietro con la bici. Lungo il fiume abbiamo visto parecchi locali dall’aspetto interessanti, ma per caso ne scegliamo uno che non mi aspettavo certo di trovare: fa parte di Slow Food!

È un posto splendido (un po’ l’idea vecchio stile di una terrazza coloniale, ma davvero bello e accogliente) e si mangia benissimo. Non siamo molto affamati, ma non possiamo rifiutare gli involtini «nostalgici» con gamberi, maiale e funghi e l’insalata di radice di loto servita in una scodella fatta di sfoglia di riso croccante. Deliziosi! Mentre torniamo a casa, però, decido di fare un salto alla Morning Glory Cooking School e di vedere se hanno ancora un posto al corso di cucina. Sono fortunata… il posto c’è. Ne ho un ricordo splendido. Passando al ristorante-scuola ho fatto presenti le mie esigenze alimentari, e sono stata rassicurata: nessun ingrediente era a rischio per me. Mi sono fidata con tranquillità, perché fino a quel momento non ero mai stata male, e infatti anche qui non ci sono stati problemi. L’incontro è alla scuola di mattina presto: una ragazza ci accompagna a fare un giro al mercato.

Questo per me è fantastico, finalmente ho qualcuno da assillare con le mie domande… cerco di trattenermi, ma è proprio interessante ascoltare le spiegazioni sulle varie spezie, erbe, frutta, verdura sconosciuta e sulle tecniche per affettare, pelare, sbucciare, etc. Poi andiamo in una sala al primo piano del ristorante, dove ognuno ha la sua postazione con i fuochi, la mise en place, un «tagliere» fatto di foglie di banano impilate; in fondo, la postazione della chef, sormontata da uno specchio dove si possono vedere con grande chiarezza tutti i suoi movimenti. Miss Lu è molto brava, precisa, simpatica anche se ogni tanto traspare la sua severa disciplina di cuoca. Lavora al ristorante da diciassette anni, fin da quando ne aveva quattordici, e ha fatto una gavetta pazzesca – questo spiega anche la sua incredibile abilità manuale. Il primo piatto è una zuppa con «ravioli» di foglie di cavolo legate con una foglia di erba cipollina e ripiene di pasta di gamberetti. Ha anche un profondo significato simbolico (è la minestra che la futura sposa deve preparare alla suocera per ingraziarsela) ma soprattutto… è buonissima.

In questo corso sono riuscita a fare cose che non avrei mai pensato di poter fare con le mie mani, ben cinque piatti nel giro di poche ore. Gli altri piatti sono involtini «estivi» con maiale e gamberi (incredibilmente deliziosi), pollo alla griglia speziatissimo, insalata di mango verde e il piatto forte della giornata (per me): il banh xeo, una crêpe il cui impasto è composto da farina di riso, latte di cocco e poco altro. L’ho ripreso in altri posti ma nessuno è mai stato più buono di questo, cucinato con ingredienti freschissimi e con le mie maldestre manine, in un padellino proprio sotto il mio naso. Insomma, la mattinata mi ha veramente entusiasmato. Se mai andate a Hoi An, credo valga la pena di andare a cena in questo ristorante, anche se più costoso di altri, oltre, senza dubbio, al corso di cucina. (Io, purtroppo, non ho mangiato da loro.)

Quando esco, Rob viene a prendermi e mi porta a conoscere un italiano con cui ha fatto amicizia, un ex fricchettone molto simpatico che organizza escursioni e immersioni sulla bellissima isola qua davanti, Cham Island. Lui ci consiglia di rimanere qui e ci dice qualche posto dove andare, ma abbiamo già fatto il biglietto! Tra mille incertezze decidiamo di non buttarlo, mangiamo un piccolo snack, beviamo un ottimo frullato di mango e cocco e partiamo per Nha Trang su un autobus tremendo. Appena saliti ci sbattono dove capita, lontanissimi l’uno dall’altra. Il viaggio è scomodissimo, gelo e soffro senza niente da mangiare sigh sigh! Che contrasto con la mattina!

Annunci