Colombia – Parte I

hostal

L’anno scorso siamo stati in Colombia. Mi è rimasto un ricordo bellissimo del carattere dei colombiani, amichevole e sorridente. Abbiamo avuto un’ottima guida, il nostro amico Polo, che ci ha ospitato e ci ha dato moltissime dritte e suggerimenti.

Non c’era tempo per vedere tutto quello che volevamo. Qui gli spostamenti sono molto lenti. Attraversare la Cordillera Central delle Ande non è uno scherzo, e spesso le strade non sono in condizioni ottimali. E poi ci sono i camion. Grandi camion di marche americane, vecchi, lenti, non ne ho mai visti così tanti.

camion

Siamo atterrati a Bogotá, città immensa a 2600 metri, circondata da una quinta di montagne altissime. Il cielo è spesso coperto e gli acquazzoni arrivano immancabilmente ogni giorno, dopo pranzo. Abbiamo conosciuto Santiago, un fotografo che vive in estrema frugalità. Abbiamo scoperto che le arepas (schiacciatine di farina di mais) erano il cibo perfetto per me e ogni mattina, nella sua minuscola cucina, me le preparava insieme al caffè. (Potete provare a farle con questa ricetta, usando una farina certificata senza glutine.) Ci ha lasciato il suo divano. Lui ha dormito su un materassino a terra, Polo sul chinchorro, o amaca, una delle prime parole che ho imparato.

Santiago si sforza di non lasciare spazio a nulla di superfluo. Ha ridotto al minimo il numero di oggetti che possiede, anche i libri. Ha solo il minimo indispensabile. E tuttavia nella sua frugalità non c’è un senso di avarizia, di ristrettezza, ma di generosità e semplicità.
A colazione mangiavamo molta frutta, soprattutto papaya, accompagnata dall’immancabile caffè. (La Colombia è il paese del caffè, ma ne parlerò più avanti.) Anche molti avocadi, morbidi e cremosi, qui non avrei mangiato altro. Ce ne sono molte varietà, da quelli piccoli e scuri a quelli grandi e verde chiaro. Questo articolo dà l’idea di quante varietà di avocado esistano.

avocados

Da celiaca, per me è una sfida andare alla scoperta di nuovi sapori quando sono in giro. Cerco di barcamenarmi tra sperimentazione e prudenza. Ovvio, mi porto sempre dietro scorte di cracker e piccoli snack per le emergenze, che capitano. Qui ho provato molte cose nuove. La farina più usata, ovviamente, è quella di mais. La si usa per impanare il platano fritto, per fare vari tipi di pane come il pandebono o l’almojabana. Un cereale che da noi non esiste, considerato una vera prelibatezza, è il choclo, una varietà di mais.
Come carboidrato è molto usata anche la yuca (è la stessa pianta della tapioca, o manioca, o cassava) con cui si fa per esempio il pan de yuca. Credo che sia questa.

yuca

La cucina qui è molto semplice, addirittura monotona, nonostante l’enorme quantità di frutta e verdura, varietà di pomodori, patate, fagioli e mais che da noi non ci sono. Dappertutto si trova il corrientazo, menù a prezzo fisso (pochi pesos) che comprende una zuppa, un grande piatto ovale pieno fino all’inverosimile di riso, platano fritto, avocados, fagioli, insalata, a volte patatine fritte e a scelta un pezzo di carne (spesso pollo), un uovo o pesce fritto. Nel prezzo è compresa anche una bevanda, spesso aguapanela con succo di lime servita in un bicchiere metallico.

L’aguapanela è succo di canna essiccato (panela) diluito con acqua, zucchero di canna integrale che si vende in blocchi o in piccoli pani rotondi, dal gusto leggermente caramellato. Si usa a scaglie o si grattugia (da qualche parte in America Latina lo chiamano anche rapadura).

panela

Il corrientazo è decisamente saziante, letteralmente una scarica di energia che ti tiene su per tutta la giornata. La bandeja paisa tipica della zona del nordovest è una versione potenziata con grossi quantitativi di carne di maiale. Le zuppe sono molto interessanti, come l’ajiaco (con pollo e mais), il sancocho che può essere de gallina o de pescado, mentre il mondongo è una zuppa di interiora che mi sono ben guardata dallo sperimentare, a Medellín. Spesso troverete sul tavolo l’aji, una salsa di peperoncino, coriandolo, cipolla.

La Colombia è verdissima e trabocca di piante, fiori, frutta. Ovunque, anche nei posti più poveri, in mezzo al nulla sbocciano fiori coloratissimi, cascate di colori che da noi non esistono.

fiori

Visioni di Bogotá: nella Candelaria, il centro storico, ragazzi che vivono per strada, avviluppati in stracci e coperte. Un uomo che lecca la carta di una merendina recuperata da un bidone dei rifiuti. Palazzi in stile Bauhaus. Il quartiere Teusaquillo. Le calles y carreras che si intrecciano in maniera per me spesso poco chiara. Il museo Botero, pieno di capolavori da Bacon a Picasso e molti altri artisti. Il Museo del Oro, un museo incredibile. Il Transmilenio.

mural_bogota

Il Transmilenio è il sistema di trasporti pubblici di Bogotá, nove linee che si muovono su corsie preferenziali. Ha fermate sopraelevate con porte automatiche. Gli autobus sono autosnodati rossi con una sezione centrale a fisarmonica di gomma nera. Le grandi piattaforme al centro della strada su cui si sale per prenderlo sembrano uscite da un museo di archeologia industriale. Cupe, chiuse, danno l’idea di un luogo ideale per agguati nelle ore buie, ma non solo, dato che non lasciano entrare quasi nessuna luce. Si aspetta tutti in file che si ripetono una dietro l’altra.

Transmilenio
(Foto di Oscar Amaya)
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