Io e la campagna

cipolle

Da quando sono andata a vivere in campagna mi è venuta la mania dei semi.
La mia storia con le piante si fa presto a raccontarla: nata in città, famiglia trasferita di fresco dopo la guerra che aveva tagliato ogni legame con le sue radici contadine. La famiglia di mia madre era una famiglia cittadina anche quella: nonna sarta, nonno ferroviere.

Quando avevo 15 anni mio padre ha voluto trasferirsi in campagna. Non mi piaceva, anzi la odiavo. Davanti alla casa c’era un campo, terra di riporto, piena di sassi, sabbia, mattoni. Bisognava far portare terra migliore, zappare, concimare. L’orto non era mai decollato e si era trasfomato in una specie di giardino inselvatichito con una bella bougainvillea, un albicocco, un fico e tante erbe aromatiche. La rompiscatole ragazzina difficile che ero faceva un sacco di storie anche per andare nel campo a tagliar via due foglie di salvia. Però ero felice per due cose: finalmente avevo una stanza tutta mia; e potevo avere animali, prima gatti, poi un cane.

Un giorno, partita da quella casa per non tornarci più, non ho più avuto né cani, né gatti, né piante. Nell’Olanda umida e fredda le piantine mi morivano sempre.

Insomma, non ho mai avuto la passione per l’orto, le piante, la terra. Ho sempre vissuto in città e ho cambiato casa tante volte, spesso anche città e qualche volta anche paese. Per me mettere radici era inconcepibile e ho sempre voluto vivere in città, come la solita falena affascinata dalle luci e dalla vita metropolitana.

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Naturalmente si invecchia, ma non credo che sia solo quello. Dopo un periodo difficile che si è portato via quasi tutta la mia vita ho dovuto mollare tutto e andare alla ricerca di un posto, di una tana direi, dove ricominciare daccapo a ricostruirmi.
Ci ho messo molto a decidere di fermarmi in un posto, perché avevo paura, una paura maledetta di tutte le situazioni stabili che mi puzzavano sempre di gabbia e di morte spirituale.
(Perché mi racconto così tanto, oggi? Non lo so, ma a volte bisogna farlo.)
Piante e animali dopo i 26 anni non ne avevo più avuti. Ma in quel periodo difficile ho iniziato a vedere la vita in maniera diversa. Era l’inizio di una rinascita che non è ancora completata adesso.
Nella mia casa non c’erano mai state molte piante. Quando qualcuno regalava a mia madre composizioni di piante grasse, rimanevano su uno scaffale a rinsecchirsi sempre di più, rimanendo praticamente identiche per anni, sopravvivendo grazie a qualche atomo di umidità nell’aria, non si capiva mai se vive o morte.
Anni dopo avevo conosciuto una ragazza. Il suo balcone era pieno di piante grasse verdissime, prosperose, sovraccariche di fiori multicolori e fantascientifici. Ero strabiliata. “Ma come fai?” “Ma guarda che è facile, basta che le annaffi e gli dai un po’ di concime ogni tanto…” Annaffiare? Concime?

pianta_grassa

Ho iniziato così, con le piante grasse. Nella piazza sotto casa c’era un ragazzo che aveva tante piantine paffute, rotonde, spinose, dalla pelle verde e porosa o coperte di lanugine. Qualcuna aveva minuscoli fiori.
Con mia meraviglia era proprio così: annaffiare nella stagione calda, tenere riparate le più delicate dal sole e dal gelo, ogni tanto versare un po’ di concime nell’annaffiatoio e stavano bene. Non solo: una mattina avevo scoperto su due delle mie piante alcuni minuscoli bottoncini che una mattina si trasformarono in grandi fiori rosa e gialli.

vasetti

Qualche anno dopo ho cominciato a fare l’orto quando ero nel gruppo d’acquisto. Era una fonte di litigi continui con il mio compagno di allora perché il lavoro non mi lasciava mai tempo. Nonostante questo avevamo avuto dei bei pomodori, zucchini, melanzane e poi cavolfiori e finocchi d’inverno. Poi l’esperimento con il campo era finito e mi ero limitata a un paio di piantine di salvia, menta e rosmarino della Coop sul terrazzo.

lattuga
Da quando mi sono trasferita in campagna ho ricominciato a fare un po’ di orto. Niente di che, anzi il primo anno abbiamo messo solo qualche pomodoro. Davide, un amico che ha un’azienda agricola qui vicino, Cornabrugia, ci aveva regalato le piantine. Ci ha fatto degli ottimi cuore di bue. Lì mi è venuta l’idea di fare i semi.
Non ci crederete ma l’anno dopo ho piantato i semi e mi sono nate delle piantine di pomodoro. E da quelle ho fatto i semi che ho piantato quest’anno. E non solo.

semi_pomodori_zucca

Un mio amico mi portava sempre delle ottime zucche mantovane, che qui non si trovano. Sono buonissime, dolci e compatte. Ho iniziato a prelevare i semi e a farli seccare. Da due anni le mie piantine di zucca vengono da quei semi.

Poi nell’orto di Rusty, un americano appassionato di orti verticali, ho scoperto con stupore piante di coriandolo. Ho riportato a casa una bella manciata di semi e li ho buttati nella terra senza crederci troppo: non credevo che potessero venire così facilmente.
Invece sorpresa, da quei semi è venuta una pianta da cui a fine estate ho ricavato i semi. Da allora, ogni anno faccio seccare i semi di coriandolo e lo ripianto.
Non è ancora finita. Avete presente quelle belle cipolle germogliate che vi trovate improvvisamente nel cassetto? Quest’anno le ho piantate nell’orto e mi stanno facendo dei fantastici fiori, da cui a fine estate si ottengono i semi.

cipolla

Quest’anno è anche il secondo anno di vita della mia gigantesca pianta di prezzemolo che aveva trovato, evidentemente, una posizione ideale, ben riparata. Il prezzemolo è una pianta biennale; al secondo anno fiorisce e quando gli steli diventano scuri si tagliano i fiori, ombrellini di colore più chiaro della pianta, e si appendono a testa in giù chiusi in sacchetti di carta per ricavarne i semi. I prossimi semi che voglio ricavare: bietole, lattuga, finocchio selvatico.
Se solo mio padre potesse vedermi!

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