Paul Gauguin

Paul_Gauguin_1891
(Immagine: Wikimedia)

Ogni giorno la situazione migliora. Ormai riesco a capire la lingua abbastanza bene. I miei vicini – tre di fianco, gli altri a varie distanze – mi considerano quasi uno di loro; i miei piedi nudi quotidianamente a contatto con i sassi si sono familiarizzati con il suolo, il mio corpo quasi sempre nudo non teme più il sole; la civilizzazione poco a poco mi abbandona, comincio a pensare con semplicità, a nutrire poco odio per il mio prossimo e mi comporto animalmente, liberamente – con la certezza del domani simile all’oggi; tutte le mattine il sole sorge per me come per chiunque altro, sereno; divengo noncurante, tranquillo, amorevole.

Sarà agevole comprendere perché avessi fretta di fuggire la città di Papeete, i suoi funzionari, i suoi soldati… di andare altrove a dipingere dimostrando così che in quel mondo non ero nulla: un uomo libero, un artista. Si arresero finalmente all’evidenza e mi tolsero il saluto.

Paul Gauguin, Noa Noa

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