Il cibo nei libri: Bulgakov

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Fonte: questo Tumblr

Chi mi conosce sa che sono fissata con Bulgakov. Il cibo nei suoi libri compare spesso, a cominciare dalle fette di salame di Cracovia con cui il professor Preobraženskij attira il cane Šarik in Cuore di cane fino al piccolo banchetto approntato da Woland a Stëpa Lichodeev nel Maestro e Margherita… eccolo:

“Stëpa, sbarrando gli occhi, vide sul tavolino un vassoio su cui si trovava del pane bianco affettato, del caviale pressato in un vasetto, funghi porcini marinati su un piattino, un tegame e, infine,

della vodka in una voluminosa caraffa della gioielliera. Ciò che lo sorprese soprattutto era che la caraffa fosse appannata dal freddo. Del resto, la cosa era comprensibile: la caraffa infatti si trovava in una bacinella piena di ghiaccio. Insomma, il tavolo era apparecchiato con lindezza e abilità”.

 

La vita a Mosca non doveva essere facile nel periodo in cui Bulgakov scriveva il suo romanzo, e si sente la nostalgia con cui descrive il ristorante dell’immaginario Griboedov:

“I vecchi moscoviti si ricordano del celebre Griboedov! Pesce persico lesso! Robetta da niente, caro Amvrosij! Pensi invece allo sterleto, allo sterleto in un pentolino argenteo, allo sterleto a pezzetti alternati con code di gamberi e caviale fresco! E le uova in cocotte con una purée di funghi in tazza? E i filettini di tordo, non le piacevano? Coi tartufi? E le quaglie alla genovese? Nove e cinquanta! E il jazz, e il servizio cortese! E a luglio, quando tutta la famiglia è in campagna, mentre lei è trattenuto in città da affari letterari improrogabili, sulla veranda all’ombra della vite rampicante, il piatto di soupe printaniére in una dorata chiazza sulla lindissima tovaglia? Ricorda, Amvrosij? Ma c’è bisogno di chiederlo? Vedo dalle sue labbra che ricorda. E lei parla di marene e di pesce persico! E le beccacce, i beccaccini, i tordi, le starne, a seconda della stagione, le pernici, le accegge? L’acqua minerale che pizzica in gola? Ma fermiamoci qui, ti stai distraendo, lettore! Seguimi!…”

Michail Afanas’evič Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Einaudi 1967

traduzione di Vera Dridso

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